dal PD a UD

PD O UNIONE DEMOCRATICA:
OCCORRE FARE UNA SCELTA, ADESSO!

di Roberto Manzione

E’ dal 2003 che abbiamo iniziato con Arturo Parisi il cammino verso il partito democratico. All’inizio, tanto scetticismo, qualche perplessità ma, da allora, quelli che non comprendevano hanno infine compreso.
Due le esigenze primarie da garantire:
-ricercare maggiore coesione nel centrosinistra (materializzando così quella richiesta di “unità” che ci è sempre stata urlata in ogni piazza d’Italia) trasformando l’ulivo-coalizione in ulivo-partito;
-operare subito dopo una salutare cessione di potere decisionale “alla gente dell’ulivo”, rinverdendo quel modello delle primarie del 2005 che aveva portato in piazza oltre quattro milioni di persone che volevano condividere la scelta del futuro premier.

La prima vocazione naturale del PD è stata tradita dal modello “duale” imposto dai ds e dalla margherita, impedendo a tutti gli altri soggetti politici di concorrere alla nascita del PD. E quindi fuori i socialisti (dimenticavo che, per Rutelli, “il socialismo è morto e sepolto”), fuori i repubblicani, fuori i radicali e fuori “italia dei valori”.
Dire no agli altri -che pure sono portatori di istanze, progetti ed ideali che condividiamo nella coalizione di governo- significa essere deboli; significa non volere il confronto; significa purtroppo immaginare un modello di partito oligarchico che potrà forse difendere gli interessi di qualche “capo corrente”, ma non potrà rappresentare quell’ammodernamento della politica e della società che, nel semplificare il quadro partitico, riavvicina la politica alla gente.
Il popolo delle primarie -che sarebbe dovuto diventare il popolo del PD- aveva il colore di tutte le identità, cattoliche e laiche, socialiste e repubblicane, liberali e progressiste. Il Pd è invece diventato un circolo esclusivo, frequentabile soltanto da alcune oligarchie della politica.

La seconda naturale propensione del PD (riassumibile nell’espressione “una testa un voto”) serviva a riavvicinare la gente alla politica, offrendole di partecipare in maniera decisiva alle scelte più importanti della vita del partito.
Anche questa pretesa è andata tradita perché le oligarchie non vogliono assolutamente rinunciare al potere decisionale centrale: ed ecco, allora, che il “futuro leader nazionale” viene scelto verticisticamente direttamente dai partiti che, “trovandosi a decidere”, completano l’accordo spartitorio assegnandosi i diversi livelli regionali, rispetto ai quali viene preselezionata anche l’attribuzione correntizia (ad esempio il Piemonte dovrà toccare ai DL rutelliani, e non ai mariniani).
Rispetto a questo taroccamento sfacciato, cosa dovranno scegliere gli elettori che andranno a votare il 14 ottobre? Nulla, perché sarà stato tutto scelto sulla base di accordi nazionali.
Ed allora, la certezza che si affaccia è una soltanto:
“è stato sostituito il bambino nella culla” e, quindi, invece che un “partito nuovo”, il 14 ottobre nascerà un nuovo partito (il PD) che porterà al suo interno tutte quelle contraddizioni e nefandezze che appartengono all’attuale sistema dei partiti. L’antipolitica, l’avversione delle istituzioni e le manifestazioni alla Grillo o i libri alla Stella, sono il frutto consequenziale di tutto il degrado che quotidianamente il teatrino della politica mette in campo.

La settimana scorsa, chiudendo la festa nazionale a Pontecagnano, Francesco Rutelli ha proclamato conclusa l’esperienza de “La Margherita“. Da questo formale “sciogliete le righe” nasce la necessità e la fretta di decidere.
Si può far finta di nulla e seguire Rutelli; si può tornare a casa ad occuparsi di altro; oppure si può decidere di coltivare il “vecchio sogno” del partito democratico “non taroccato”, rinboccandosi le maniche ed affrontando le asperità di un cammino che si apre dinanzi a  quelli che, caparbiamente,  non vogliono rinunciare a condividere un nuovo progetto politico.
Tre opzioni completamente diverse, rispetto alle quali occorre maturare un convincimento rapido,  che deve essere messo in campo subito, adesso.

Come ho già avuto modo di ricordare ai miei amici in altre occasioni, “Adesso” era il titolo del periodico che don Primo Mazzolari, splendida figura di sacerdote profeta,  fondò nel 1949.Nel primo numero di quella pubblicazione, sotto il titolo, era riportata una massima evangelica molto impegnativa (Luca, 22,36) che diceva: “Ma adesso, chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una”, che voleva rappresentare l’urgenza di una decisione e l’indifferibilità di una conseguente azione.
Capitalizzando al massimo il pensiero di don Primo Mazzolari,  ho pensato “subito” di coltivare ancora quel sogno, utilizzando un progetto politico che abbiamo inizialmente chiamato “Unione Democratica”.
Nel simbolo -costituito da un ideale emiciclo colorato- viene rappresentata la necessità di una ampia contaminazione culturale e politica, per testimoniare la necessità inderogabile di un pluralismo aperto, rappresentativo della nostra società. Questo progetto -tutto in divenire e, quindi,   da costruire- nasce inizialmente dalla buona volontà (o dalla follia) mia e del collega senatore Willer Bordon, d’intesa con altri due amici (Bruno De Vita ed Elio Lannutti) che rappresentano il mondo dei consumatori.
Una partecipazione paritaria del mondo politico e della società dei consumatori (cioè della gente, del popolo) ci è sembrata necessaria per far comprendere quanto ci stia a cuore il recupero del progetto iniziale del PD.

A questo punto, occorre forse ribadire che il progetto di Unione Democratica non nasce, però, contro il PD, perché ho sempre condiviso le parole e le idee di Pietro Nenni che ricordava a tutti come la “politica non possa essere fatta né coi sentimenti né con i risentimenti”. Diciamo che in questo momento ci facciamo carico di recuperare qualcosa che il PD ha perso o lasciato per strada, sapendo che forse un giorno sarà necessario ritrovarsi.
Il progetto di Unione Democratica dovrà essere sottoposto alla valutazione della gente, e tanto comincerà ad accadere il 29 settembre prossimo,  in una manifestazione che si terrà in Roma al teatro Capranica.
Fino al 29 settembre speriamo di arricchire il nostro patrimonio culturale e politico, per offrire un progetto più credibile e condiviso.
Ecco perché chiediamo ai tanti che vivono le nostre ansie e coltivano le nostre speranze, di partecipare alla nuova costruzione, partendo con noi dalle fondamenta.
Il nuovo progetto politico verrà ad esistenza soltanto se tanti concorreranno a realizzarlo.
Facciamolo insieme. Adesso.

Roma, 12 settembre 2007.                      Roberto Manzione  

2 Comments Add your own

  • 1. chiara memoli  |  Marzo 5, 2008 at 12:27 pm

    come faccio a partecipare?
    un saluto chiara memoli

  • 2. Alessandro Pinzani  |  Giugno 12, 2009 at 4:26 pm

    Salve.
    Sapete quale norma dovreste essere modificata in un paio di giorni?
    Con l’aiuto dei tecnici ed esperti, una norma che non obblighi tutti coloro che vogliono votare (sia sì che no) e quindi esercitare il loro diritto/dovere di voto, di restare a casa per votare il referendum (dato che bisogna farlo obbligatoriamente nel comune di residenza), quindi dia la possibilità di andare tranquillamente in vacanza senza rinunciarvi.
    E’ una norma fattibile?
    Grazie.

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