IL CASO DC DIMOSTRA L’INADEGUATEZZA DEL NOSTRO PAESE
Aprile 2, 2008
La macchina elettorale si è sostenuta sinora su una incongruenza tipicamente italiana. Sulle richieste reiterate della DC di Pizza che, forte di una sentenza esecutiva che le attribuiva l’esclusiva del simbolo dello scudo crociato, pretendeva legittimamente di poter partecipare alle prossime competizioni elettorali, molti avevano deciso di non decidere. Il Tar Lazio aveva sostenuto di non essere competente a decidere contro il provvedimento di esclusione del simbolo giacchè tutta quella materia rientrava nell’esclusiva competenza delle Camere in forza dell’art.66 della Costituzione (“Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti…”), mentre il Senato –con due relazioni approvate a maggioranza- aveva ugualmente escluso la sua competenza a decidere sui titoli di ammissione di simboli e liste. Insomma, il sistema si reggeva su una doppia dichiarata incompetenza che se danneggiava i ricorrenti e qualificava l’Italia come un paese incivile (non era previsto alcun giudice a …Berlino), consentiva però al sistema elettorale di andare avanti.
Dopo la decisione pronunciata ieri dal Consiglio di Stato, la musica è profondamente cambiata perché qualcuno ha avuto il coraggio di assumersi l’onere di decidere e –rilevate le buone ragioni della DC di Pizza- ha ordinato l’inclusione di quella lista nelle elezioni politiche previste nella regione Lazio.
Questa decisione comporta conseguentemente una serie di gravissime questioni:
1) E’ vero che la decisione è vincolante soltanto per le elezioni politiche nella regione Lazio, ma è pur vero che gli altri ricorsi pendenti nelle altre regioni dovrebbero verosimilmente subire la stessa sorte; ecco perché il primo problema è quello di valutare se estendere –come sarebbe normale in un paese giuridicamente evoluto- la valenza del giudicato a tutto il territorio nazionale o se, invece, aspettare le singole decisioni che di fatto paralizzeranno le elezioni, giacchè comporteranno quantomeno una modifica delle singole schede elettorali regionali per aggiungere la lista neo ammessa;
2) Il secondo aspetto è ancora più inquietante, perché l’ammissione della lista della DC di Pizza comporterà obbligatoriamente –per garantire la regolarità teorica della consultazione elettorale- la necessità di consentire a quella lista la possibilità di fare una adeguata campagna elettorale in condizione di par condicio, cosa assolutamente impossibile senza immaginare l’evenienza di un differimento della data di voto di almeno tre settimane;
3) Ma l’eventuale differimento delle elezioni nazionali come si concilierebbe con le disposizioni del decreto legge che le ha accorpate alle elezioni amministrative?
4) Se però dovesse esserci il differimento del voto, si entrerebbe in contrasto con l’art.61 della Costituzione che prevede un termine massimo (70 giorni dallo scioglimento) per le nuove elezioni.
Su queste problematiche molto serie –e su quelle sollevate nella conferenza stampa di ieri- ci confronteremo con la delegazione dell’Osce che incontreremo domani alle ore 15 al Senato, mentre il sistema delle vestali italiane dell’informazione continua ad intrattenere l’opinione pubblica enfatizzando il nulla che quotidianamente ci propinano Veltroni e Berlusconi,e mentre l’Agcom continua a sfornare decisioni che nessuno rispetta.
Purtroppo questa è l’Italia, che noi vorremmo cambiare.
Entry Filed under: elezioni 2008. Tag: elezioni politiche 2008, ricorso dc pizza, rinvio elezioni.


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