DOPO CONSULTA NO ACCORDI A GEOMETRIA VARIABILE

Febbraio 6, 2008

Roma, 6 feb. (Apcom) – “La dissociazione tra coalizioni dei due rami del Parlamento, pur essendo frutto di un’idea delle ultime ore, è il precipitato nel Porcellum di un antico modo di fare politica, quello che ricerca nelle convergenze ‘tecniche’ elusioni dello spirito bipolare della Seconda Repubblica”. E’ quanto dichiara in una nota il senatore Roberto Manzione (Ud).
“Non soltanto si tratta di un maldestro tentativo di aggiramento della legge, ma è anche – sostiene l’esponente neocentrista – una strada che la Corte costituzionale ha inibito, sviluppando con argomenti giuridico-testuali quanto la scienza elettorale aveva già elaborato da tempo. Ed infatti, ieri sera, a ‘Porta a porta’, il professor Agosta ha ricordato che il bicameralismo non permette di ignorare che il governo che è espresso dai risultati elettorali è unico”.
“Tale convincimento – insiste Manzione – trova conferma nelle parole della Corte Costituzionale, quando (nella sentenza n. 16 del 2008, di ammissibilità del referendum al Senato) riconduce anche la Camera Alta nel sistema ordinamentale delineato dall’art. 14-bis del d.P.R. n. 361 del 1957. La tesi secondo cui il collegamento tra liste potrebbe essere ‘a geometria variabile’, cioè presente per il Senato in alcune regioni, ed assente in altre (dove le liste correrebbero da sole in diverso collegamento o, perché no?, con diverso candidato premier) era già un’originalità confutata dalla Corte di cassazione il 16 marzo 2006 che, sia al Senato che alla Camera, ammise soltanto collegamenti tra liste a livello nazionale (e non regionale)”.
“Ma ora – osserva ancora Manzione – la Corte costituzionale ha fatto giustizia anche della tesi maggiore, cioè quella secondo cui il collegamento tra liste potrebbe essere di un tipo alla Camera e di diverso tipo al Senato. Che l’unicità del capo della coalizione con cui i partiti ’si candidano a governare’ non fosse compatibile con nessuna ‘geometria variabile’ era chiaro già a chi leggeva l’articolo 14-bis della legge e la norma sul deposito dei contrassegni: ma la lettura dell’ultima sentenza della Corte conferma, ora, che il collegamento avviene a livello nazionale per ambedue le Camere, per cui quella pretesa asimmetria – già abbastanza pretestuosa prima di questa pronuncia – da oggi diventa assolutamente insostenibile”.
“Se tale assunto è vero, non sarà possibile – conclude la nota – per la Sinistra Arcobaleno immaginare una piena autonomia della lista alla Camera ed un collegamento tecnico con il Pd al Senato: o sempre uniti o sempre divisi”.

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